Comitato Tecnico Scientifico:
- A. De Censi
- A. F. De Rose
- P. Geppetti
- E. Degli Esposti
- M. Maffezzini
- O. De Cobelli
- R. Salvioni
- A. Simonato
- A. Briganti
- M. Gacci
Il carcinoma della prostata è una delle patologie più frequenti in assoluto nel maschio sopra i 50 anni e rappresenta il tumore più frequente in campo urologico.
La Prostatectomia Radicale è la modalità di trattamento più spesso adottata dagli urologi per il trattamento delle forme ritenute operabili.
Negli Stati Uniti il numero di prostatectomie radicali effettuate annualmente è stimato sulle 77.000 su 300 milioni di abitanti.
Ma quante sono in Italia? Esiste un dato veramente attendibile? Ma soprattutto, con quali indicazioni e con quale tecnica vengono praticate?
Le indicazioni al trattamento variano ed accanto a Centri che la praticano e la raccomandano solamente nelle forme intracapsulari con bassi valori di PSA e di Gleason score, vi sono Centri che operano anche casi localmente avanzati e con presenza di malattia linfonodale, sospettata preoperatoriamente o accertata intraoperatoriamente.
Variano anche le tecniche e le modalità con cui l’intervento viene praticato: per via aperta retropubica, ascendente o discendente, per via perineale, anche qui con varia metodica, per via laparoscopica, intraperitoneale od extraperitoneale, robot-assistita ecc.
La linfoadenectomia può essere o meno sempre associata all’intervento, e con varia estensione.
Il decorso post-operatorio e la degenza post-operatoria sono anch’essi variabili e dipendono da vari fattori, quali la lunghezza della cateterizzazione, il mantenimento del drenaggio e altri fattori.
La qualità di vita del paziente dopo l’intervento risente di molti fattori, quali continenza urinaria, funzione erettile ecc, sui quali molto si è detto e si è scritto, ma sui quali non esiste un accordo unanime, anche riguardo le modalità di valutazione ed i fattori pre-, intra- o post-operatori che possono influenzare l’esito.
Il follow-up ed i parametri che vengono ricercati o adottati dai vari Centri sono anch’essi sensibilmente differenti.
Quanto sopra succintamente esposto ci pare racchiuda dei validissimi motivi per intraprendere questo studio che:
- sarà uno studio indipendente ed autofinanziato e questa è un’altra delle caratteristiche che lo rende unico ed esente dalle critiche mosse ad altri studi del settore
- permetterà di avere dei dati controllati, quantitativi e qualitativi, sugli interventi di prostatectomia radicale effettuati in Italia
- consentirà in breve tempo di raccogliere una considerevole mole di dati, impossibile ad aversi con studi monocentrici e comunque non paragonabile con altri studi effettuati sino ad oggi
- fornirà dati prospettici in breve tempo, mentre la maggior parte se non tutti gli studi disponibili si basano su studi retrospettivi
- si baserà su casistiche non selezionate, evitando così delle importanti obiezioni sollevate su molti altri studi
- si avvarrà di una metodica di raccolta dati omogenea
- avrà dati non solo di centri di riferimento, ma anche di piccole strutture, consentendo di avere una reale fotografia della situazione prostatectomia radicale nel nostro Paese.
- porrà la SIU e l’Urologia italiana all’avanguardia in questo genere di studi in campo europeo.
consentirà infine ad ogni realtà urologica italiana, grande o piccola, universitaria od ospedaliera, pubblica o privata di contribuire in egual maniera allo studio, su un piano di assoluta pariteticità, con uno sforzo modesto, con appropriato rimborso spese e con garanzie di assoluta riservatezza ad uno studio di rilevanza non solo nazionale. |